Il tuo sistema di caroselli
Le istruzioni complete per farti costruire da Claude un sistema che produce i tuoi caroselli Instagram, con il tuo stile, ogni settimana.
Cosa serve
- Claude con accesso a una cartella del tuo computer e a un terminale. In Claude Desktop è la modalità Cowork.
- Una cartella dedicata dove far vivere il progetto. Creala prima, con un nome tipo Caroselli.
- Un po' di pazienza al primo giro: c'è un componente da installare, e serve una volta sola.
Copia tutto il testo qui sotto, incollalo in una conversazione con Claude e scrivi soltanto: «segui queste istruzioni».
Da lì in poi guida lui. Ti fa una quindicina di domande sul tuo profilo e sul tuo modo di scrivere, e per ognuna propone un default: puoi anche rispondere «va bene» quindici volte. Alla fine hai i file del tuo sistema su disco e un primo carosello vero da guardare, non una promessa.
Il testo, per intero
scorri per leggerloIl tuo sistema di caroselli
Versione 1.0 — luglio 2026. Di Den, @ddidesigner.
Come si usa questo file
Non devi leggerlo tutto. Copia tutto il contenuto, incollalo in una conversazione con Claude e scrivi soltanto: “segui queste istruzioni”.
Claude ti farà una serie di domande sul tuo profilo e sul tuo stile — sono una quindicina, divise in tre blocchi, e per ognuna ti proporrà un default così puoi rispondere “va bene”. Poi scriverà i file del tuo sistema, costruirà un primo carosello di prova e, se vuoi, programmerà l’attività ricorrente.
Cosa serve, detto chiaro
- Claude con accesso a una cartella del tuo computer e a un terminale. In Claude Desktop è la modalità Cowork. Se non sai se ce l’hai, la prima cosa che farà Claude è verificarlo e dirtelo.
- Una cartella dedicata dove vivrà il progetto. Creala prima, con un nome tipo
Caroselli. - Un po’ di pazienza al primo giro. Va installato un componente che pesa qualche centinaio di megabyte, e serve una volta sola.
Cosa questo sistema fa e cosa non fa
Prepara le immagini pronte da postare e la caption. Non pubblica niente su Instagram: quel passaggio resta tuo, e secondo me è giusto così. Le immagini finiscono in una cartella sul tuo computer, e da lì le porti sul telefono come preferisci — condivisione via cloud, AirDrop, o l’app di Instagram da desktop.
ISTRUZIONI PER CLAUDE
Da qui in avanti le istruzioni sono rivolte a te, Claude. L’utente le ha incollate per costruire un sistema che produca i caroselli Instagram del suo profilo, con il suo stile, in modo ripetibile.
Le tre regole che contano
- Non costruire niente prima di aver intervistato l’utente. Il valore di questo sistema sta nelle regole, non nel codice: se le regole sono generiche il risultato sarà generico.
- Tutto ciò che serve deve finire su disco. Ogni esecuzione futura parte senza memoria di questa conversazione. Se una decisione o un pezzo di codice vive solo nella chat, alla seconda settimana è perduto.
- Non digitare mai dati binari. Font e immagini vanno incorporati leggendoli da disco con Python, mai riscrivendo base64 nell’output: non è affidabile e brucia il contesto.
Fase 0 — Verifica il terreno e dillo in cinque righe
- Cartella di lavoro. Hai accesso in scrittura a una cartella dell’utente? Se no, chiedigliela. Annota il percorso assoluto: ti servirà dappertutto.
- Terminale e Python. Prova
python3 --version. Se manca, o se manca il terminale, fermati: spiega all’utente che senza terminale puoi produrre la pagina HTML ma non le immagini, e che la strada praticabile è aprire la pagina nel browser e fare sette screenshot a mano. Chiedi se vuole procedere così o rimandare. - Sistema operativo. Rilevalo (
uname -so equivalente). Ti serve per i percorsi e per i comandi: su Windows i percorsi POSIX di questo file non funzionano, adattali. - Lavoro precedente. Se nella cartella esistono già
REGOLE-CAROSELLI.mdoPIPELINE.md, leggili e proponi di aggiornarli invece di ricominciare.
Fase 1 — L’intervista
Fai le domande un blocco alla volta, aspetta le risposte, e per ognuna proponi un default. Se l’utente dice “decidi tu”, scegli e dichiara cosa hai scelto. Alla fine di ogni blocco riassumi in tre righe e chiedi conferma.
Blocco A — Chi sei, per chi scrivi, in che lingua
- Lingua dei contenuti. Default: italiano. Sembra ovvio, non lo è.
- Handle Instagram e come vuoi essere chiamato nei testi: nome, diminutivo, o niente nome.
- Di cosa parli, in una frase, e a chi. Chiedi anche di incollare il testo di un post che ha funzionato e di uno che secondo lui non ha funzionato. Il testo, non uno screenshot: il profilo non lo puoi vedere.
- Tono. Proponi quattro opzioni con un esempio di frase per ciascuna, non nomi astratti:
- diretto e asciutto — “Il 2 agosto scatta solo questo.”
- ironico e personale — “Ci ho messo due ore. Non chiedetemi perché.”
- divulgativo e paziente — “Facciamo un passo indietro: cosa vuol dire davvero?”
- professionale e sobrio — “Tre cambiamenti che riguardano il tuo lavoro.”
- L’obiettivo di ogni post. Una sola cosa: salvataggi, follower, DM, commenti, traffico verso un link. Determina la slide finale e va scritta nelle regole, altrimenti ogni volta ti inventi una chiusura diversa.
- Il profilo vende, promuove o ha sponsorizzazioni? Se sì, ricordagli che in Italia la trasparenza è un obbligo e non uno stile: i contenuti sponsorizzati vanno marcati. Annota come vuole marcarli.
Blocco B — Come devi apparire
- Colori. Chiedi solo il colore principale, in esadecimale o a parole. Poi derivane gli altri e mostragli i valori esatti. Regola di derivazione, così è riproducibile e spiegabile:
CHIARO= primario con luminosità HSL +15%SCURO= primario con luminosità HSL −18%ACCENTO= tinta a circa 180° dal primario sulla ruota, saturazione alta, luminosità media; se il primario è già caldo, prendi un accento freddo. Serve un contrasto di temperatura, non un colore caldo per forza.FONDO_CHIARO= grigio molto chiaro con una punta della tinta del primario, mai bianco puroFONDO_SCURO= quasi nero con una punta della tinta del primarioTESTO_TENUE= grigio scuro che sulFONDO_CHIAROraggiunga almeno 4.5:1 di rapporto di contrasto. Calcolalo, non stimarlo a occhio.
- Font. Default consigliato: Archivo per i titoli (peso 800-900) e Inter per il corpo (peso 500). Sono entrambi con licenza aperta e scaricabili da Google Fonts. Chiedi solo se va bene il default, se preferisce un serif nei titoli per un’aria editoriale, o se ha font propri. Se ha font propri di un brand commerciale, avvisalo che incorporarli in una pagina che poi condivide potrebbe violarne la licenza: fagliela verificare.
- Logo. File SVG o PNG con fondo trasparente, oppure l’iniziale del nome resa come testo, oppure niente logo. Se non sa cos’è un SVG, l’iniziale va benissimo.
- Copertine. Fotografiche o grafiche col logo. Se fotografiche, da dove arrivano le foto: una cartella locale di cui ti serve il percorso esatto, oppure immagini ufficiali dei prodotti di cui parla. In quel caso vedi le avvertenze sui diritti in Appendice C.
- Il ritaglio della griglia. Ricordagli che Instagram mostra il 4:5 ritagliato al centro in quadrato nella griglia del profilo: il titolo della copertina deve restare leggibile anche così. Tienine conto quando imposti i margini.
Blocco C — Cosa deve fare il sistema
- Quante slide. Default: variabile fra 5 e 9, deciso dal contenuto, con 7 come valore tipico. Sconsiglia il numero fisso, costringe a riempire.
- Da dove arriva il contenuto. Ricerca sul web nel suo settore, oppure appunti che lascia in un file — in quel caso concordate nome e percorso esatti del file — oppure entrambe le cose. Se serve la ricerca, chiedi anche quali fonti considera affidabili: due o tre nomi bastano.
- Cadenza, ora e fuso orario. E chiarisci come funziona: l’attività prepara il materiale, non pubblica. Quindi l’orario può essere anche quando lui non c’è, con un’eccezione: se il sistema deve raccogliere immagini guidando un browser, quel passaggio ha bisogno di lui presente. In quel caso concordate un piano B automatico, per esempio una copertina grafica generata al volo.
- I divieti. Chiedi esplicitamente: “cosa non deve mai fare o dire questo profilo?” Argomenti da evitare, parole bandite, concorrenti da non nominare, affermazioni che non vuole fare. È la domanda che nessuno pensa a fare ed è quella che evita più figuracce.
- Il testo alternativo. Un carosello è testo dentro un’immagine, quindi invisibile a chi usa uno screen reader. Instagram permette di scrivere un testo alternativo per ogni immagine: proponi di produrlo insieme alla caption. Costa niente e allarga il pubblico.
Fase 2 — Scrivi i file del sistema
Crea quattro file nella cartella. Sono il sistema: da qui in poi ogni carosello nasce da questi, e le modifiche si fanno qui, non in chat.
REGOLE-CAROSELLI.md — le decisioni
# Regole caroselli — @handle
## 0. Coordinate
Percorso della cartella di progetto: /percorso/assoluto
Sistema operativo. Lingua dei contenuti. Fuso orario.
## 1. Identità
Handle, come chiamare l'autore, di cosa parla, a chi si rivolge.
Obiettivo di ogni post e conseguente slide finale.
Come marcare i contenuti sponsorizzati, se ce ne sono.
## 2. Tono di voce
Il tono scelto, con tre frasi di esempio prese dalle risposte dell'utente.
Le parole bandite. Le cose che il profilo non dice mai. I divieti espliciti.
## 3. Palette (valori esatti, già calcolati)
PRIMARIO = #......
CHIARO = #......
SCURO = #......
ACCENTO = #......
FONDO_CHIARO = #......
FONDO_SCURO = #......
TESTO_TENUE = #...... (contrasto verificato: ...:1 su FONDO_CHIARO)
Dominanza: il primario è il protagonista, l'accento è un tocco. Circa 80 a 20.
## 4. Tipografia
Font titoli, font corpo, pesi, e la scala completa in pixel.
Tutte le misure sono su una base di 420px di larghezza.
## 5. Anatomia della slide
Base 420 x 525 px. Margini laterali 36px. Spazio libero in basso 52-64px
per non finire sotto la barra di avanzamento.
Titolo: 30-35px, peso 800, interlinea 1.05, massimo 3 righe.
Corpo: 14px, peso 500, interlinea 1.5, massimo 4 righe.
Etichetta: 11px, peso 800, maiuscolo, spaziatura 2px.
Una sola idea per slide. Se serve un paragrafo, il contenuto è troppo.
La copertina deve restare leggibile anche ritagliata in quadrato.
## 6. Sequenza
Numero variabile fra 5 e 9. Elenco dei blocchi obbligatori e opzionali.
Alternanza fondo chiaro / fondo scuro per il ritmo.
## 7. Elementi ricorrenti
Barra di avanzamento segmentata in basso, un segmento per slide, riempiti
fino a quella corrente. Contatore "3/7" accanto.
Freccia di swipe sul bordo destro, presente su tutte le slide tranne l'ultima.
## 8. Regole di copy
Le regole dell'Appendice B, più i divieti dell'utente.
## 9. Contenuto e cadenza
Da dove arrivano gli argomenti, fonti affidabili, criteri di scelta e di scarto,
ogni quanto e a che ora, cosa fare se la raccolta immagini non è possibile.
PIPELINE.md — il come
Copia qui l’intera Appendice A di questo file, completata con le decisioni prese: percorsi reali, numero di slide, nomi dei file, e qualunque intoppo tu abbia risolto durante la Fase 3. Questo file è il motivo per cui il sistema funzionerà anche fra un mese.
build.py — il generatore
Genera la pagina HTML. Sarà la fonte di verità: le correzioni si fanno qui e si rigenera, mai a mano nell’HTML. Organizzalo con una funzione o una variabile per slide, così correggere la slide 4 significa toccare solo quel pezzo.
export.py — l’esportatore
Lo script dell’Appendice A, con i percorsi reali.
Infine crea BACKLOG.md con due sezioni intestate e vuote: Già pubblicati e Idee messe da parte. Serve a non ripetersi.
Fase 3 — Costruisci il primo carosello
Fanne uno subito, con un argomento vero. L’utente deve vedere il risultato, non leggere una promessa.
Requisiti minimi della pagina, non negoziabili perché lo script di export ci si appoggia:
<body>
<div class="carousel-viewport"> <!-- 420x525, overflow:hidden -->
<div class="carousel-track"> <!-- display:flex -->
<div class="slide">...</div> <!-- 420x525, flex-shrink:0 -->
<div class="slide">...</div>
<!-- una per slide -->
</div>
</div>
</body>
I nomi delle classi carousel-track e slide devono essere esattamente questi. Tutto il resto è libero.
Altre regole:
- Larghezza di lavoro 420px, altezza 525px. L’export a 1080×1350 si ottiene con un fattore di scala, non allargando il layout.
- Genera l’HTML con Python, mai con comandi di shell che interpolano variabili: simboli, numeri e apici si corrompono.
- Niente emoji nelle slide. In molti ambienti di export manca il font emoji e diventano quadratini vuoti. Usa icone SVG in linea, che tra l’altro puoi colorare col tuo primario.
- Font e immagini incorporati, letti da disco con Python. Vedi Appendice A.
Al termine, registra il carosello in BACKLOG.md. Anche questo primo.
Fase 4 — Il controllo, che è la parte che fa la differenza
Dopo l’export non consegnare subito.
- Verifica via codice che ogni PNG sia esattamente 1080×1350 e che il numero di file corrisponda al numero di slide. È l’errore più silenzioso e più comune.
- Guarda le immagini. Componi le slide in una griglia unica e riaprila. Se qualcosa ti sembra dubbio, riapri quella slide a dimensione piena: la griglia rimpicciolita nasconde due pixel di testo tagliato.
- Cerca: testo tagliato o fuori dalla slide, righe che finiscono con una parola orfana, contrasto insufficiente, elementi sovrapposti, icone tagliate in alto, testo che passa sotto un elemento in posizione assoluta.
- Correggi solo la parte di
build.pyche genera quella slide, rigenera e riesporta. Non riscrivere il generatore da capo: si perdono le cose che funzionavano. - Ripeti finché la griglia è pulita.
Questo ciclo è il motivo per cui il sistema produce roba pubblicabile invece di bozze. Non saltarlo per fare prima.
Fase 5 — Programma l’attività ricorrente
Solo dopo che l’utente ha approvato il primo carosello.
Prima di creare qualcosa, verifica quale meccanismo hai davvero a disposizione: alcuni client di Claude hanno attività programmate integrate, altri no. Se non ce n’è uno, dillo e proponi l’alternativa onesta: uno script che l’utente lancia quando vuole, oppure una pianificazione a livello di sistema operativo, che però richiede che il computer sia accesso. Non promettere un’automazione che non puoi creare.
Il testo dell’attività deve essere autosufficiente. Ogni esecuzione parte da zero, quindi deve contenere:
- il percorso assoluto della cartella;
- l’ordine di leggere
REGOLE-CAROSELLI.md,PIPELINE.mdeBACKLOG.mdprima di qualsiasi altra cosa, e che in caso di conflitto vincono quei file; - come scegliere l’argomento, quali fonti usare e cosa scartare;
- l’obbligo di verificare ogni dato con una fonte prima di scriverlo, e di non usarlo se non è confermato;
- l’ordine di riusare
build.pyedexport.pyinvece di riscriverli; - il ciclo di controllo della Fase 4, per esteso;
- cosa consegnare: le immagini, la caption, il testo alternativo, e la lista numerata degli argomenti scartati con una riga di motivazione a testa, così l’utente può chiedere lo scambio senza far rifare tutto;
- l’obbligo di aggiornare
BACKLOG.mdalla fine.
Avvertenza da dare all’utente, esplicitamente. Un’attività programmata è un assistente che agirà sul suo computer quando lui non guarda, con accesso ai file della cartella, alla rete e a un browser. Conviene lanciarla a mano la prima volta, sia per vedere cosa fa, sia perché in molti client le autorizzazioni concesse durante un’esecuzione restano valide per le successive — verificalo, non darlo per certo. Consiglia di tenerla circoscritta alla cartella del progetto.
Appendice A — La pipeline tecnica
L’idea
Una pagina HTML larga 420px contiene tutte le slide affiancate dentro un contenitore flex. Uno script apre la pagina in un browser senza interfaccia, sposta il contenitore di 420px per volta e a ogni passo salva uno screenshot. Il fattore di scala porta i 420×525 a 1080×1350 senza toccare il layout.
Installare il browser
python3 -m pip install --user playwright
python3 -m playwright install chromium
Se pip risponde externally-managed-environment (accade su molti Linux e su macOS con Python di sistema), usa un ambiente virtuale:
python3 -m venv .venv && . .venv/bin/activate
pip install playwright && python3 -m playwright install chromium
Il download del browser è di alcune centinaia di megabyte e serve una volta sola. Se la rete è filtrata e il download fallisce, non c’è aggiramento: dillo all’utente e fermati qui.
I font
Servono i file dei font, perché in molti ambienti isolati le richieste a Google Fonts sono bloccate e la pagina renderizzerebbe con un font di sistema.
In ordine di preferenza:
- Scarica i file delle famiglie scelte e salvali in
assets/fonts/. Se il download è bloccato, passa al punto 2. - Chiedi all’utente di scaricarli: su
fonts.google.comcerca la famiglia, c’è un pulsante per scaricare l’archivio. Gli basta estrarlo e mettere i file inassets/fonts/. È un’operazione da due minuti anche per chi non è tecnico. - Ripiega sui font di sistema e dillo chiaramente: l’aspetto sarà diverso da quello progettato. Usa uno stack tipo
-apple-system, "Segoe UI", Roboto, sans-serife testi più pesanti per compensare.
Nei casi 1 e 2, Python converte i file in base64 e li scrive una volta sola in assets/fonts.css come regole @font-face. Da quel momento build.py legge quel file e lo inietta nell’HTML:
fonts_css = (BASE / "assets" / "fonts.css").read_text()
html = html_template.replace("<!--FONTS-->", f"<style>{fonts_css}</style>")
Non scrivere mai base64 nella tua risposta. Solo Python tocca quei dati.
Le immagini seguono la stessa regola: Python le legge da disco, le converte, le inietta. Controlla il formato reale con file prima di scrivere il tipo MIME, perché un .png a volte è un JPEG.
Lo script di export
import asyncio, sys
from pathlib import Path
from playwright.async_api import async_playwright
BASE = Path(__file__).resolve().parent
INPUT_HTML = BASE / "carosello.html"
OUTPUT_DIR = BASE / "slides"
VIEW_W, VIEW_H = 420, 525
TARGET_W = 1080
SCALE = TARGET_W / VIEW_W
async def export_slides():
OUTPUT_DIR.mkdir(parents=True, exist_ok=True)
async with async_playwright() as p:
browser = await p.chromium.launch()
try:
page = await browser.new_page(
viewport={"width": VIEW_W, "height": VIEW_H},
device_scale_factor=SCALE,
)
await page.set_content(INPUT_HTML.read_text(encoding="utf-8"))
await page.evaluate("document.fonts.ready") # niente attese a caso
await page.wait_for_selector(".carousel-track")
total = await page.evaluate("document.querySelectorAll('.slide').length")
if total == 0:
sys.exit("Nessuna slide trovata: controlla le classi .carousel-track e .slide")
await page.evaluate("""() => {
document.body.style.cssText =
'padding:0;margin:0;display:block;overflow:hidden;';
}""")
for i in range(total):
await page.evaluate(
"""({idx, w}) => {
const t = document.querySelector('.carousel-track');
t.style.transition = 'none';
t.style.transform = 'translateX(' + (-idx * w) + 'px)';
}""",
{"idx": i, "w": VIEW_W},
)
await page.wait_for_timeout(300)
await page.screenshot(
path=str(OUTPUT_DIR / f"slide_{i+1}.png"),
clip={"x": 0, "y": 0, "width": VIEW_W, "height": VIEW_H},
)
print(f"slide {i+1}/{total}")
finally:
await browser.close()
asyncio.run(export_slides())
Dopo l’export, verifica le dimensioni. Se Pillow non c’è, installalo (pip install pillow):
from PIL import Image
for f in sorted(OUTPUT_DIR.glob("slide_*.png")):
assert Image.open(f).size == (1080, 1350), f"{f.name} ha dimensioni sbagliate"
Trappole note
| Sintomo | Causa | Rimedio |
|---|---|---|
| Il layout si sfascia nell’export | Viewport impostata a 1080×1350 | Tieni 420×525 e usa device_scale_factor |
| Font di sistema al posto dei tuoi | Richieste di rete bloccate | Incorpora i font da disco, vedi sopra |
document.querySelector restituisce null |
Nomi delle classi diversi | Devono essere carousel-track e slide |
| Esportate più slide del previsto, le ultime duplicate | Numero di slide scritto a mano | Ricavalo dal DOM, come nello script |
| Numeri o apici corrotti nell’HTML | HTML generato da shell con interpolazione | Genera l’HTML con Python |
| Quadratini vuoti al posto delle emoji | Manca un font emoji nell’ambiente | Icone SVG in linea |
| Bordi leggermente sfocati | Fattore di scala frazionario (2.571) | Se dà fastidio, lavora su base 360px con scala 3 |
| Il testo passa sotto un’etichetta | Gli elementi in posizione assoluta non fanno scorrere il testo | Aggiungi padding-right al blocco di testo |
| Una striscia netta sotto una foto | La sfumatura sovrapposta finisce di colpo | Sfuma la foto stessa con mask-image, non con un rettangolo sopra |
Se il browser non parte
Leggi il messaggio d’errore per intero: quasi sempre nomina il pezzo mancante.
- Su macOS e Windows: in genere basta reinstallare il browser con
python3 -m playwright install chromium, oppure il problema è un antivirus o una policy aziendale. Non c’è niente da compilare. - Su Linux o in un container: mancano tipicamente librerie di sistema. Il comando corretto è
python3 -m playwright install-deps chromium, che però richiede privilegi di amministratore. - Se non hai privilegi e mancano librerie: dillo all’utente e proponi un altro ambiente. Non inventare aggiramenti: le scorciatoie sulle librerie di sistema possono far fallire il browser in modi silenziosi e sono da laboratorio, non da guida.
Non disattivare il sandbox del browser (--no-sandbox) sulla macchina personale di qualcuno. Se un ambiente lo richiede, spiega perché prima di farlo.
Appendice B — Regole di copy
Valgono a prescindere dal tono scelto. Copiale nelle regole del progetto e aggiungici i divieti dell’utente.
- Una idea per slide. Se serve un paragrafo, il contenuto è troppo: taglia o dividi.
- Specifico batte generico. Nomi propri, numeri, anni, gesti concreti. Diffida di “innovativo”, “rivoluzionario”, “game changer”: non sono vietate per legge, ma nove volte su dieci coprono il fatto che non hai niente di preciso da dire.
- Frasi corte. Il punto è il segno di interpunzione principale. Evita il trattino lungo come tic: due punti, virgola o punto.
- Punteggiatura coerente. Decidi una volta se le didascalie brevi finiscono col punto e come iniziano, poi rispettalo su tutte le slide.
- Mai la stessa frase due volte nello stesso carosello, nemmeno riformulata: la seconda occorrenza indebolisce entrambe.
- Conta le negazioni. Oltre tre o quattro in un carosello breve il profilo si definisce per sottrazione e suona lamentoso. Preferisci la forma affermativa.
- Nessuna etichetta vuota. “E non solo”, “Curiosità”, “Interessante” non dicono niente. L’etichetta porta il significato, il titolo porta la personalità.
- Niente frasi da bio. Se una riga potrebbe stare sul profilo di chiunque, riscrivila.
- Nessuna affermazione assoluta non verificata. Le semplificazioni che suonano bene vengono smontate nei commenti. Se un’affermazione non è difendibile, riformulala come esperienza personale.
- Nessuna promessa che non puoi mantenere. “Rispondo sempre” è un impegno: se non è vero, scrivi “leggo tutto”.
- Anticipa l’obiezione. Se una riga invita la domanda “e allora perché non hai fatto X?”, la risposta deve stare nella riga stessa.
- Chi legge deve comparire. Se tutte le slide sono in prima persona, il carosello racconta ma non promette niente a nessuno: serve almeno una riga su cosa cambia per chi guarda.
- L’ultima slide chiede una cosa sola. Due richieste si annullano.
- Mai mettere alla gogna un prodotto o una persona che l’autore apprezza. Se qualcosa lo ha deluso, racconta la causa come conseguenza di un buon lavoro degli altri: tono affettuoso e autoironico, non rivendicativo.
Sulla caption
Prima riga come gancio, che riprenda la copertina. Tre o cinque righe brevi sul contenuto. Un invito a salvare. Una domanda finale per i commenti, e solo quella: se il post chiede anche una parola chiave, la domanda va in un commento separato, altrimenti diventa impossibile filtrare le risposte.
Da cinque a otto hashtag, misti fra generici e di nicchia.
Sui link nella caption gira da anni la convinzione che riducano la portata. Instagram non l’ha mai confermato: prendila come prudenza, non come legge. In ogni caso le fonti stanno bene in un primo commento, dove non appesantiscono il testo.
Produci sempre anche il testo alternativo di ogni immagine: una frase che descriva cosa c’è scritto e cosa si vede.
Appendice C — Immagini e diritti
Se il sistema usa foto, la regola è una sola: usa solo immagini che hai il diritto di usare.
- Foto tue: nessun problema.
- Immagini ufficiali di un prodotto: i press kit hanno una licenza scritta, e quasi sempre prevede uso editoriale, nessuna modifica sostanziale e credito visibile. Mettere il proprio logo sopra l’immagine di un prodotto, o usarla per promuovere qualcosa, spesso non è consentito. Leggi la licenza, cita la fonte sulla slide e nella caption, e se le condizioni non sono chiare non usare quell’immagine.
- Immagini trovate cercando su internet: no.
- Immagini generate: vanno bene, ma se raffigurano una persona riconoscibile serve il suo consenso, e conviene dire che sono generate. Il pubblico premia l’onestà su questo punto più di quanto premi una foto perfetta.
- Font: quelli con licenza aperta si possono incorporare. Un font commerciale del tuo brand spesso no: verifica prima.
Appendice D — Da dove viene questo file
L’ho scritto dopo aver costruito questo sistema per il mio profilo. Le regole dell’Appendice B non sono teoria: sono le correzioni che ho dovuto fare, una per una, sui miei caroselli. Le trappole dell’Appendice A sono i pomeriggi che ho perso.
Due avvertenze oneste. La prima: il pezzo tecnico invecchia, perché gli strumenti cambiano. Se qualcosa non corrisponde, fidati del messaggio d’errore più che di questo file. La seconda: questo sistema non ti risparmia il pensiero, ti risparmia i passaggi. Le regole le devi scrivere tu, e sono la parte che conta.
Se lo usi e funziona, mi fa piacere saperlo. Se qualcosa non torna, scrivimi: la parte più utile di questo file sono gli errori, e ne mancano ancora un po’.
— Den, @ddidesigner
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